Assemblea nazionale: documento finale

07/07/2008 12.52.42

Assemblea conclusiva

 

Savignano sul Panaro (MO), 6 luglio 2008

Abbiamo messo in comune preoccupazioni e verità (a volte comode a volte scomode) per non godere dei grandi numeri ma per continuare a metterci in gioco. Nel nostro lavoro ci deve essere anche la consapevolezza di una maggiore responsabilità rispetto gli impegni presi nel dare risposte. Non basta fare le cose c'è bisogno di profondità, ce lo impone la riflessione su cosa i mafiosi e alcuni segmenti della società pensano di noi.

Da alcuni incontri, alcune dichiarazioni di personaggi storici della mafia abbiamo percepito l'efficacia del nostro esserci. Ma negli ultimi tempi ci sono segnali discordanti, perché se dentro di noi non scatta quel di più in profondità, loro sono più forti. Le mafie e le zone grigie hanno la capacità di evolversi, di mutare. Da quando è stata approvata la legge sulla confisca dei beni, infatti, non c'è stato un solo mafioso che ha intestato i beni a se stesso.

Stessa cosa dicasi appunto per la politica, dove a parole sono tutti contro le mafie, ma poi subito si prendono provvedimenti legislativi che non sembrano toccare queste tematiche queste dimensioni, ma che poi toccano elementi e settori che sono strettamente collegati.

Ecco perché non ci dobbiamo accontentare.

La mafia non sta a guardare, le zone grigie non stanno a guardare. Ogni giorno ci confrontiamo con queste realtà, dobbiamo sentire forte questa responsabilità, chiederci se abbiamo continuità e forza. Dobbiamo fare il bene comune dentro Libera, il fare politica è di tutti ma anche nostro. Quando il bene comune è lontano dai poveri, dagli ultimi, dai senza diritti, dai vulnerabili, quando è lontano dalla strada, dobbiamo dire che la politica è lontana dalla Politica. Tenere i piedi per terra, rinunciando alla presunzione per non essere prigionieri di quello che abbiamo fatto. Scegliere Libera vuol dire scegliere di organizzare la propria vita, legare tutti i pezzi insieme, per una corresponsabilità. Non basta desiderare che qualcosa cambi, bisogna essere il cambiamento.

Con questa attenzione e con maggiore impegno e consapevolezza ecco di seguito i principali punti approvati dall'Assemblea di Libera per una nuova stagione di lotta alle mafie.

Don Luigi Ciotti, presidente di Libera - Abstract intervento finale.


Scarica l'allegato

 

Chi ha ucciso Aldo Moro?

 

Chi aveva interesse ad abbandonarlo al suo destino ? A questi ed altre domande cercano di rispondere Sandro Provvisionato e Ferdinando Imposimato (allora Giudice Istruttore) nel libro DOVEVA MORIRE, edito da Chiarelettere. Essi provano che il sequestro Moro, partito come azione brigatista con l'appoggio della Raf e l'interesse di Cia, Kgb e Mafia, venne gestito dal Comitato di Crisi presso il Viminale. Secondo Imposimato tutti prendevano ordini da Licio Gelli (Gran Maestro Venerabile della Loggia Massonica Propaganda 2) che contava almeno 52 tesserati nelle strutture di indagine, ed era amico di F. Cossiga e G. Andreotti. Tutti questi dopo il rapimento e la strage in via Fani il 16 marzo 1978, vanificarono le opportunità emerse per salvare Moro. La Polizia giunse alla porta della prigione di via Gradoli 96 per perquisizioni già il 18 marzo 1978 ma all’interno 11 sc. A suonarono il campanello senza irrompere come dall’ordine di perquisire TUTTI gli appartamenti. Imposimato denuncia che alla tipografia dove andava Moretti prima dell'assassinio, in via Pio Foà, l’Ucigos giunse il 28 marzo 2008 senza allertare ne la Procura di Roma ne la Digos, così come quando giunsero a via Montalcini 8 subito dopo la strage. Dal 19 aprile 1978 non venne pedinato Teodoro Spadaccini che gestiva la Renault 4 usata per l'assassinio ed il trasporto di Moro. Furono bloccati gli ordini di cattura emessi il 24 aprile 1978 contro pezzi da novanta del terrorismo, di cui molti presenti in via Fani per la strage. Molti documenti scomparvero o vennero manomessi come i documenti e le registrazioni video del processo delle BR a Moro. Andreotti, Zaccagnini e Cossiga sostengono che Moro non abbia mai manifestato timori di sorta, ma tra le carte ritrovate c’è anche un appunto del Sismi diretto al Ministero dell’Interno in cui si accenna alle dichiarazioni del caposcorta di Moro su qualcuno che controllava anche in vacanza i movimenti del Presidente DC. Carmine Pecorelli, vicino ai servizi segreti, alludette sul primo numero di Osservatorio Politico (OP) al possibile sequestro di Moro, prima del marzo 1978 e pure la Polizia sapeva che le BR volevano sequestrare a Roma un politico importante. In occasione delle annuali commemorazioni del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, per i quali ricorre il Trentennale della morte il 9 maggio 2008, abbiamo intervistato il Sen. Giulio Andreotti:  D) Moro fu rapito dalle BR per colpire il sistema politico. Che idea si fece all'epoca dei fatti e cosa ne pensa oggi, con il senno del poi ?   R) Che vi fosse una realtà complessa dietro l'operazione di cattura e l'assassinio di Aldo fu unanime la convinzione. E certamente il bersaglio era duplice: DC e PCI. D) Pare che le B.R. studiassero la possibilità di rapire Lei, Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio, ma poi  abbandonarono l’dea per la sua alta protezione. Cosa pensa di questa  ipotesi e come visse la paura di poter subire un attentato alla sua vita? R) Moro era l'obiettivo sia come esponente politico sia sia come personalità di grande fascino intellettuale. Per questo era più al rischio rispetto a tutti noi. Del resto anche dentro la Dc Aldo aveva una posizione molto accentuata. D) Furono commessi errori nelle ricerche della prigione di Aldo Moro? R) Errori no. Purtroppo non avevamo un apparato di sicurezza di grande spicco. Ma sarebbe stato difficile metterlo in piedi, quando già per quello modesto che avevamo vi era l'accusa di Stato di polizia. D) Cosa fecero realmente lo Stato italiano ed il Vaticano, per liberare Aldo Moro?  R) Attivammo tutti i canali possibili (e Mons. Macchi offrì anche un riscatto in danaro). D) Che ruolo ebbero la P2 e le spie dell'ex Unione Sovietica nel rapimento di Aldo Moro? R) Al riguardo vi sono state molte ipotesi e ricerche. Ma nulla di certo emerse. D) Cosa pensa del coinvolgimento della Massoneria nel rapimento? R) Non ho elementi in proposito. Del resto della Massoneria non è che si conosca molto. D) Lei personalmente ha dei rimorsi? R) No. Tutto quello che si poteva fu attivato.  Come scrisse Aldo Moro al Presidente del Senato: “Muoio, se così deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell’amore per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall’altpo dei cieli… Questo bagno di sangue non andrà bene né per Zaccagnini, né per Andreotti, né per la D.C. né per il Paese. Ciascuno porterà le sue responabilità…Ma nessun responsabile si nasconda dietro l’adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare presto.”  

 

Articolo di LUCA PAGNI per IGEA news © Roma 18 maggio 2008

Lettera aperta al Min. Sandro Bondi

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=487

http://forum.panorama.it/viewtopic.php?id=9538

http://bronzidiriace.style.it/

 

Al Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Direzione Generale per i Beni Archeologici - Servizio III

Responsabile Claudio Moccheggiani Carpano

 

Al Ten. Col. Raffaele Mancino
Comandante del Reparto Operativo Carabinieri
per la Tutela del Patrimonio Culturale

Al Col. Giovanni Pastore

Al Maresciallo Attili

Al Dr. Renzo Desimone
Resp.le Ufficio Stampa
Ministero per i Beni Culturali



Buongiorno a tutti,
sono Luca Pagni e curo la sezione Cultura per il sito Photographers.it

Vi invito a visitare la pagina web dedicata ai Bronzi di Riace
http://www.photographers.it/articoli/bronzidiriace.htm

Saremo ben lieti di ospitare un Vs. comunicato sulle verifiche e sulle ricerche fatte dal Ministero e dai Carabinieri per accertare i fatti riguardanti i Bronzi di Riace che sono Patrimonio dell'Umanita'.

Il sito www.photographers.it,
nato 6 anni fa,
ha c.a 124.000 utenti unici al mese
(oltre 4.000 al giorno)
per c.a 620.000 page view
(oltre 20.000 al giorno),
ha c.a 5.000 fotografi attivi
registrati con propri spazi
ed una newsletter quindicinale
con c.a 8.000 iscritti opt-in.

Da ottobre 2006 Photographers.it
rappresenta anche la sezione fotografia di www.leonardo.it

 

Cordiali saluti e auguri di buon lavoro.

LUCA PAGNI
Resp.le Cultura di Photographers
www.photographers.it/cultura/index.cfm


 

BRONZI RIACE: RICERCATORE, SCUDO VENDUTO PER SEIMILA DOLLARI

STORIA RICOSTRUITA IN UN LIBRO, C'E' ANCHE RUOLO 'NDRANGHETA

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 21 MAG - Fu venduto ad un emissario americano di un importante museo per un importo di seimila dollari, a fronte dei venticinquemila chiesti, lo scudo appartenuto ad uno dei Bronzi di Riace e scomparso, insieme ad una lancia, al momento del ritrovamento delle statue avvenuto nel 1972.

I particolari della vendita dello scudo sono contenuti nel secondo libro sui Bronzi di Riace scritto dal ricercatore
Giuseppe Bragho', che sara' pubblicato dalla casa editrice Pellegrini, in vendita nelle librerie a partire dal 23 giugno.

Sulla scomparsa della lancia e dello scudo e' attualmente in corso un'indagine dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri.

Nel libro di Bragho' si fa riferimento anche al fatto che lo scudo fu trattenuto da esponenti della 'ndrangheta che
successivamente lo vendettero, attraverso un intermediario, ad un museo americano che pago' la somma di seimila dollari. La vendita dello scudo - secondo quanto rivela il ricercatore vibonese - avvenne a Roma in un ristorante gestito da un cittadino americano.

''La 'ndrangheta - sostiene Bragho' - trattenne lo scudo che fu venduto in un secondo tempo, sempre tramite un intermediario, ad un importante museo americano. Un elmo fini' invece ad un archeologo ma su questa vicenda preferisco mantenere ancora il riserbo perche' sto facendo ancora delle verifiche''.

Bragho', nel corso delle sue ricerche, ha raccolto la testimonianza di una donna
che vide il ritrovamento dei reperti ed il furto dei due oggetti appartenuti ai Bronzi.

Il racconto della testimone e' stato acquisito anche dai carabinieri che indagano sulla vicenda.(ANSA).

LE

21-MAG-08 10:49

 ZCZC668/SXR
Giustizia, Criminalità --> Criminalità Organizzata Arte, cultura, intrattenimento
R SPE S0B S41 QBXU

BRONZI RIACE:RICERCATORE,RUOLO 'NDRANGHETA SCOMPARSA REPERTI (ANSA)

- REGGIO CALABRIA, 14 MAG -

Anche le cosche della 'ndrangheta
ebbero un ruolo nella scomparsa di alcuni oggetti appartenuti ai Bronzi di Riace.

E' quanto emerge dal secondo libro del ricercatore vibonese, Giuseppe Bragho',
che sara' nelle librerie dal 23 giugno prossimo e che racconta le vicende relative al furto di uno scudo e di una lancia appartenuti ai Bronzi. Bragho', nel suo primo
libro, sostiene, attraverso documenti e testimonianze, che con i due guerrieri, trovati nel 1972 nelle acque di Riace, c'erano anche una lancia ed uno scudo e probabilmente anche un elmo.

Il ricercatore non esclude anche l'ipotesi dell'esistenza di una terza statua.

Sul presunto furto e' attualmente in corso una indagine dei Carabinieri del
nucleo di tutela patrimonio artistico che e' coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri.

''La 'ndrangheta - afferma Bragho' - trattenne per se' semplicemente uno scudo che fu venduto in un secondo tempo, sempre tramite un intermediario. Un elmo ando' a un archeologo ma su questo ultimo argomento preferisco ancora mantenere un assoluto
riserbo perche' sto effettuando delle ulteriori veriche.

La 'ndrangheta si interesso' della cosa non potendo fare a meno di notare l'eccessivo interesse subacqueo che si svolgeva, sin dal febbraio del 1972,
proprio nel mare di localita' Agranci di Riace''.

Sulla scomparsa della lancia e dello scudo appartenuti ai Bronzi il ricercatore vibonese ha anche raccolto il racconto di una testimone, sentita anche dai magistrati di Locri, che vide il ritrovamento delle statue.

Il racconto della testimone e' contenuto nel nuovo di libro di Bragho'.

''Tutto inizio' - prosegue il ricercatore - per un fortuito episodio.

Nella rete di alcuni pescatori del posto rimase, infatti, impigliato qualcosa di strano che non era un pesce. Da quel momento, piu' e piu' persone si interessarono alla caccia al tesoro.

Ma quando ci fu l'intervento dei militari della Guardia di Finanza la 'ndrangheta non si occupo' piu' della vicenda.

Non era conveniente,infatti,avere tra i piedi i militari''.

(ANSA). LE14-MAG-08 14:00 NNNN

  

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=41540

ZCZC143/SXR Arte, cultura, intrattenimentoR SPE S0B S41 QBXU

BRONZI RIACE: RICERCATORE; ALTRI REPERTI, INTERVENGA BONDI (ANSA)

- REGGIO CALABRIA, 13 MAG -

Delle anomalie metalliche, probabilmente dovute alla presenza di altri reperti archeologici, sono state riscontrate nei pressi della zona di ritrovamento dei Bronzi di Riace, avvenuta nell'agosto del 1972, nel corso di accertamenti compiuti dal Servizio Tecnico dell'Archeologia Subacquea del Ministero dei Beni Culturali.

A renderlo noto e' il ricercatore Giuseppe Bragho', che ha scritto un libro dal titolo 'I Bronzi: le altre verita''. Bragho', che sta per pubblicare la seconda parte del libro che sara' nelle librerie dal 23 giugno, ha denunciato anche la scomparsa di una lancia e di uno scudo appartenuti ai Bronzi.

Sulla vicenda e' in corso una indagine dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico coordinata dalla Procura di Locri.

''Ho chiesto - ha detto Bragho' - un incontro con il neo Ministro Sandro Bondi affinche' vengano compiuti accertamenti piu' approfonditi al largo di Riace.
Le anomali metalliche riscontrate potrebbero essere dovute a dei rifiuti
ma non e' escluso che ci possano essere anche altri reperti archeologici.

E' indispensabile, quindi, che vengano compiute delle ispezioni marine
per accertare in modo inequivocabile di cosa si tratta''.(ANSA).


(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 2 LUG

Un testimone avrebbe assistito al furto
di alcuni materiali appartenuti ai Bronzi di Riace.

Il testimone, sulla cui identita' viene mantenuto il massimo riserbo, e' stato individuato dal ricercatore vibonese Giuseppe Bragho' che nei mesi scorsi, dopo una ricerca durata qualche anno, ha denunciato il furto di un elmo, di una lancia ed uno scudo appartenuti alle due statue.

Bragho' ha segnalato la testimone ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Cosenza che stanno indagando sulla scomparsa dei reperti.

Il testimone, secondo quanto si e' appreso da Bragho', avrebbe assistito accidentalmente al recupero dei bronzi ed alla scomparsa di alcuni reperti.

Il racconto del testimone,che pare sia ricco di particolari utili per le indagini, e' stato acquisito dai carabinieri.

Nei mesi scorsi gli investigatori hanno acquisito dal ricercatore vibonese una serie di fotografie e documenti dai quali emergerebbe che al momento del ritrovamento dei Bronzi di Riace, avvenuto 35 anni fa, con le due statue c'erano anche due scudi, una lancia e probabilmente anche un terzo 'guerriero' che pero' sono spariti.

La documentazione e' stata raccolta da Bragho' nel corso di ricerche compiute negli anni scorsi nell'archivio storico di Reggio Calabria.

''L'episodio raccontato dal testimone - ha detto il  ricercatore Vibonese - non e' l'unico ad essere avvenuto.

Pare che i furti siano stati diversi, svolti da personaggi disparati''.

Nelle settimane scorse Bragho' e' stato ricevuto da Silvana Rizzo, consulente culturale del Ministro Rutelli.

''Concretamente nel corso dell'incontro - ha aggiunto Bragho' - e' stato proposto un imminente, successivo incontro tra i vertici nazionali inquirenti finalizzato a fare il punto sulla vicenda. Tra l'altro mi hanno risposto positivamente alla richiesta
sulla pronta disponibilita' di una nave scientifica da ricerca, missione finalizzata ad analizzare la qualita' delle 'anomalie metalliche riscontrate nel 2004 nelle
adiacenze delritrovamento dei Bronzi e mai finora approfondite''.(ANSA).


http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=27672

http://www.calabrialinks.net/portal/modules.php?name=News&file=print&sid=96

Vibo Valentia, 16 feb. (Apcom) -

Lancia e scudo di uno dei due Bronzi di Riace furono venduti a emissari del museo
Getty di Los Angeles. Questa la testimonianza del giornalista Rai Franco Bruno in una intervista pubblicata oggi da Il Quotidiano della Calabria.

La storia dei Bronzi è tornata d'attualità da qualche tempo, dopo che il Ministero dei Beni Culturali ha deciso di interessarsi ad un libro-dossier ("I Bronzi- l'altra
verità") scritto da uno studioso calabrese, Giuseppe Braghò.

Secondo il Quotidiano, qualche settimana fa il Ministro Rutelli avrebbe anche trasmesso il dossier alla Procura.

Bruno, nell'intervista, afferma che nel 1981 incontrò un mediatore di reperti, il quale affermava di aver trafugato uno scudo ed una lancia di uno dei Bronzi. A Bruno, il mediatore fece vedere due fotografie, una dello scudo ed una della lancia, affermando di averli trafugati e poi offerti agli emissari del museo Getty.

"Una volta trasmessi i servizi- ricorda Bruno al Quotidiano- scoppiò l'inferno".

Il giornalista fu convocato da un giudice e formalmente indagato dopo la deposizione.

"L'avvocato - ricorda ancora - è riuscito a convincere il giudice sul fatto che non fossi tenuto a rivelare la mia fonte e da allora non ne ho saputo più nulla...

Dopo qualche tempo, trovandomi a Roma, sono andato dal comandante dei carabinieri.

Ho chiesto se fossero stati al museo Getty ad indagare: lui disse di no, che erano in pochi, che non potevano concentrarsi solo su questo".

Quanto alle foto, il trafugatore non permise al giornalista di fare riprese né copie.