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Assemblea nazionale: documento finale 07/07/2008 12.52.42 |
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Savignano sul Panaro (MO), 6 luglio 2008 |
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Chi ha ucciso Aldo Moro?
Chi aveva interesse ad abbandonarlo al
suo destino ? A questi ed altre domande cercano di rispondere Sandro
Provvisionato e Ferdinando Imposimato (allora Giudice Istruttore) nel libro DOVEVA MORIRE, edito da Chiarelettere.
Essi provano che il sequestro Moro, partito come azione brigatista con
l'appoggio della Raf e l'interesse di Cia, Kgb e Mafia, venne gestito dal
Comitato di Crisi presso il Viminale. Secondo
Imposimato tutti prendevano ordini
da Licio Gelli (Gran
Maestro Venerabile della Loggia Massonica Propaganda 2) che contava almeno 52 tesserati nelle strutture di indagine, ed era
amico di F. Cossiga e G. Andreotti. Tutti
questi dopo il rapimento e la strage in via Fani il 16 marzo 1978, vanificarono le opportunità emerse per salvare Moro.
La Polizia giunse alla porta della prigione di via Gradoli 96 per perquisizioni
già il 18 marzo 1978 ma all’interno
11 sc. A suonarono il campanello senza irrompere come dall’ordine di perquisire
TUTTI gli appartamenti. Imposimato denuncia
che alla tipografia dove andava Moretti prima dell'assassinio,
in via Pio Foà, l’Ucigos giunse il 28 marzo 2008
senza allertare ne la Procura di Roma ne la Digos, così come quando giunsero a
via Montalcini 8 subito dopo la strage. Dal 19 aprile 1978 non venne pedinato Teodoro Spadaccini che gestiva la
Renault 4 usata per l'assassinio ed il trasporto di Moro. Furono bloccati gli
ordini di cattura emessi il 24 aprile
1978 contro pezzi da novanta del terrorismo, di cui molti presenti in via
Fani per la strage. Molti documenti scomparvero o vennero manomessi come i
documenti e le registrazioni video del processo delle BR a Moro. Andreotti, Zaccagnini e Cossiga sostengono
che Moro non abbia mai manifestato timori di sorta, ma tra le carte ritrovate
c’è anche un appunto del Sismi diretto al Ministero dell’Interno in cui si
accenna alle dichiarazioni del caposcorta di Moro su qualcuno che controllava
anche in vacanza i movimenti del Presidente DC. Carmine Pecorelli, vicino
ai servizi segreti, alludette sul primo numero di Osservatorio Politico (OP) al
possibile sequestro di Moro, prima del marzo 1978 e pure la Polizia sapeva che
le BR volevano sequestrare a Roma un politico importante. In occasione delle
annuali commemorazioni del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, per i
quali ricorre il Trentennale della morte il 9 maggio 2008, abbiamo intervistato
il Sen. Giulio Andreotti: D)
Moro fu rapito dalle BR per colpire
il sistema politico. Che idea si fece all'epoca dei fatti e cosa ne
pensa oggi, con il senno del poi ? R) Che vi
fosse una realtà complessa
dietro l'operazione di cattura
e l'assassinio di Aldo fu unanime la
convinzione. E certamente il bersaglio era
duplice: DC e PCI.
D) Pare
che le B.R. studiassero la possibilità di rapire Lei, Giulio
Andreotti, Presidente del Consiglio, ma poi
abbandonarono l’dea per la sua
alta protezione. Cosa pensa di questa ipotesi e come visse la paura di poter subire un attentato alla sua
vita? R)
Moro
era l'obiettivo sia come esponente politico sia sia come personalità di grande fascino
intellettuale. Per questo era più al rischio rispetto a tutti noi. Del resto
anche dentro la Dc Aldo aveva una posizione molto accentuata. D) Furono commessi errori nelle
ricerche della prigione di Aldo
Moro? R)
Errori no. Purtroppo non avevamo un
apparato di sicurezza di grande spicco. Ma sarebbe stato difficile metterlo in
piedi, quando già per quello modesto che avevamo vi era l'accusa di Stato di
polizia.
D)
Cosa fecero realmente
lo Stato italiano ed il Vaticano, per
liberare Aldo Moro? R)
Attivammo
tutti i canali possibili (e Mons. Macchi offrì anche un riscatto in danaro). D)
Che ruolo ebbero la P2 e le spie
dell'ex Unione Sovietica nel rapimento di Aldo Moro? R)
Al
riguardo vi sono state molte ipotesi e ricerche. Ma nulla di certo emerse. D)
Cosa
pensa del coinvolgimento della Massoneria nel rapimento? R) Non ho elementi in
proposito. Del resto della Massoneria non è che si conosca molto. D)
Lei personalmente ha
dei rimorsi? R) No. Tutto quello che si
poteva fu attivato. Come scrisse
Aldo Moro al Presidente del Senato: “Muoio, se così deciderà il mio partito,
nella pienezza della mia fede cristiana e nell’amore per una famiglia esemplare
che io adoro e spero di vigilare dall’altpo dei cieli… Questo bagno di sangue
non andrà bene né per Zaccagnini, né per Andreotti, né per la D.C. né per il
Paese. Ciascuno porterà le sue responabilità…Ma nessun responsabile si nasconda
dietro l’adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno
chiare presto.” Articolo
di LUCA PAGNI per IGEA news © Roma 18 maggio 2008 |
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Lettera aperta al Min. Sandro Bondi http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=487 http://forum.panorama.it/viewtopic.php?id=9538 http://bronzidiriace.style.it/
Al Ministero per i
Beni e le Attività Culturali
Responsabile Claudio Moccheggiani Carpano
Al Ten. Col.
Raffaele Mancino
Cordiali saluti e
auguri di buon lavoro.
BRONZI RIACE: RICERCATORE,
SCUDO VENDUTO PER SEIMILA DOLLARI I
particolari della vendita dello scudo sono contenuti nel secondo
libro sui Bronzi di Riace scritto dal ricercatore Sulla scomparsa della lancia e dello scudo e' attualmente in corso un'indagine dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri.
Nel libro di Bragho' si fa riferimento anche al fatto che lo scudo
fu trattenuto da esponenti della 'ndrangheta che ''La 'ndrangheta - sostiene Bragho' - trattenne lo scudo che fu venduto in un secondo tempo, sempre tramite un intermediario, ad un importante museo americano. Un elmo fini' invece ad un archeologo ma su questa vicenda preferisco mantenere ancora il riserbo perche' sto facendo ancora delle verifiche''.
Bragho', nel corso delle sue ricerche, ha raccolto la testimonianza
di una donna
Il racconto della testimone e' stato acquisito anche dai carabinieri
che indagano sulla vicenda.(ANSA). ZCZC668/SXR
BRONZI
RIACE:RICERCATORE,RUOLO 'NDRANGHETA SCOMPARSA REPERTI (ANSA)
Anche le cosche
della 'ndrangheta
Sul presunto furto
e' attualmente in corso una indagine dei Carabinieri del
''La 'ndrangheta -
afferma Bragho' - trattenne per se' semplicemente uno scudo che fu
venduto in un secondo tempo, sempre tramite un intermediario. Un
elmo ando' a un archeologo ma su questo ultimo argomento preferisco
ancora mantenere un assoluto
La 'ndrangheta si
interesso' della cosa non potendo fare a meno di notare l'eccessivo
interesse subacqueo che si svolgeva, sin dal febbraio del 1972, Sulla scomparsa della lancia e dello scudo appartenuti ai Bronzi il ricercatore vibonese ha anche raccolto il racconto di una testimone, sentita anche dai magistrati di Locri, che vide il ritrovamento delle statue. Il racconto della testimone e' contenuto nel nuovo di libro di Bragho'.
''Tutto inizio' -
prosegue il ricercatore - per un fortuito episodio. Ma quando ci fu l'intervento dei militari della Guardia di Finanza la 'ndrangheta non si occupo' piu' della vicenda. Non era conveniente,infatti,avere tra i piedi i militari''.
(ANSA). LE14-MAG-08
14:00 NNNN http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=41540 ZCZC143/SXR Arte, cultura, intrattenimentoR SPE S0B S41 QBXU
BRONZI RIACE:
RICERCATORE; ALTRI REPERTI, INTERVENGA BONDI (ANSA)
Delle anomalie
metalliche, probabilmente dovute alla presenza di altri reperti
archeologici, sono state riscontrate nei pressi della zona di
ritrovamento dei Bronzi di Riace, avvenuta nell'agosto del 1972, nel
corso di accertamenti compiuti dal Servizio Tecnico dell'Archeologia
Subacquea del Ministero dei Beni Culturali.
''Ho chiesto - ha
detto Bragho' - un incontro con il neo Ministro Sandro Bondi
affinche' vengano compiuti accertamenti piu' approfonditi al largo
di Riace.
Il testimone, sulla
cui identita' viene mantenuto il massimo riserbo, e' stato
individuato dal ricercatore vibonese Giuseppe Bragho' che nei mesi
scorsi, dopo una ricerca durata qualche anno, ha denunciato il furto
di un elmo, di una lancia ed uno scudo appartenuti alle due statue.
''Concretamente nel
corso dell'incontro - ha aggiunto Bragho' - e' stato proposto un
imminente, successivo incontro tra i vertici nazionali inquirenti
finalizzato a fare il punto sulla vicenda. Tra l'altro mi hanno
risposto positivamente alla richiesta Vibo Valentia, 16 feb. (Apcom) -
Lancia e scudo di
uno dei due Bronzi di Riace furono venduti a emissari del museo
Secondo il
Quotidiano, qualche settimana fa il Ministro Rutelli avrebbe anche
trasmesso il dossier alla Procura. "Una volta trasmessi i servizi- ricorda Bruno al Quotidiano- scoppiò l'inferno".
Il giornalista fu
convocato da un giudice e formalmente indagato dopo la deposizione.
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